La NASA ha utilizzato il nome in codice “Santa Claus” durante l’avvistamento di tre UFO sulla Luna

Donna Hare afferma di aver lavorato nel settore dell’ informatica e ingegneria per conto dellla società appaltatrice  Philco Ford Aerospace, dal 1970 al 1981. Donna Hare ha ricoperto il ruolo come tecnico specializzato presso i laboratori fotografici della NASA.

La signora Hare sostiene di aver avuto un nulla osta di sicurezza molto elevato per accedere in alcune parti dell’edificio noto come “Building Eight”, dove è stata in contatto con una serie di alti funzionari che durante gli orari di pranzo, le hanno fatto trapelare informazioni Top Secret.

La divulgazione non autorizzata riguardava l’avvistamento di tre UFO osservati dagli astronauti subito dopo uno degli allunaggi nelle prime missioni Apollo. Le prove di questi avvistamenti erano custodite nella zona Off Limits, denominata appunto Building Eight, nel cui interno era stato allestito un laboratorio fotografico specializzato,  preposto allo sviluppo dei negativi delle pellicole cinematografiche registrate durante le missioni  sulla Luna e altre immagini satellitari.

In una sua recente intervista in video, la signora Hare accusa la Nasa di nascondere al pubblico le sconvolgenti prove dell’esistenza di UFO sulla Luna e nello spazio, oltre al fatto che lo stesso ente spaziale americano, ha ripetutamente falsificato e oscurato migliaia di foto scattate durante le missioni spaziali.
In un rapporto sottoscritto da Dona Hare si veniva a conoscenza che gli esperti dell’agenzia spaziale erano soliti cancellare alcune anomalie rilevate su diverse immagini accuratamente analizzate prima della loro pubblicazione.

Dona Hare sostiene inoltre che in diverse occasioni la Nasa avrebbe minacciato tutti coloro che avrebbero osato parlare di questi avvistamenti o riferire del contenuto delle immagini alterate attraverso l’aerografia, intimorendo in modo particolare gli eventuali divulgatori che avrebbero corso il rischio di perdere la pensione. In un’occasione Dona Hare ebbe modo di parlare con una guardia di sicurezza della Nasa, che nel suo ufficio gli riferì di temere per la propria vita. DonaHare, non è l’unica ad aver dichiarato pubblicamente di aver visto degli UFO su alcune delle fotografie scattate dagli astronauti e che la Nasa avrebbe occultato immediatamente . 
Tra questi divulgatori figura il sergente Karl Wolfe, che ha lavorato per il direttore dei servizi segreti presso la sede del Tattic Air Command, il quale sostiene di aver visto anche alcune foto magistralmente alterate in modo che venissero omesse alcune anomalie rilevate sulla superficie della luna.


All’interno della base di Langley Air Force, al sergente Wolfe fu affidata una bobina cinematografica, con l’incarico di visualizzare le immagini catturate dagli astronauti . Egli sostiene di aver visto delle strisce di pellicola da 35 millimetri abilmente mescolate tra loro in modo da ottenere 18 mosaici da mezzo pollice x 11 pollici, raffiguranti la superficie lunare,tutti appositamente preparati per essere rilasciati al pubblico. Un ufficiale riferì a Dona Hare che sul lato oscuro della Luna si nasconderebbe una base lunare, allestita in epoche remote da una razza aliena, la cui presenza doveva obbligatoriamente essere occultata attraverso la tecnica fotografica dell’aerografo.

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