Perché non possiamo non dirci Ufologi…

Un libro spiega la storia della credenza negli extraterrestri come un mito radicato nell’umanità, con insospettabili seguaci

 Se così tante persone nel mondo credono che gli extraterrestri esistano, siano più evoluti di noi e ci abbiano fatto spesso visita, la colpa (o il merito) è di un ampio stuolo di persone che lo ha ripetuto nell’arco di quasi due secoli. A loro ha dedicato un meticoloso saggio dello studioso Marco Ciardi (Il mistero degli antichi astronauti, Carocci, pp 220, €19), che dovrebbe leggere chiunque venga regolarmente preso in giro perché «crede» negli Ufo: ora potrà rispondere che è in buona compagnia, visto che «ci credevano» anche lo psichiatra C. G. Jung, il fisico Albert Einstein, l’economista John Maynard Keynes, il Nobel Frederick Soddy, il filosofo G. W. Leibniz e decine di altri studiosi e scrittori.  

La tesi di Ciardi, bisogna dirlo subito, è che da 150 anni chiunque si occupi della materia pesca sempre nello stesso stagno. Le direttrici della ricerca che bisogna condurre per credere agli Ufo sono state tracciate una volta per tutte nel 1877 da Helena Petrovna Blavatsky nel suo libro «Iside svelata», la bibbia della Società teosofica da lei fondata. Madame Blavatsky fu la prima a tracciare la via: molti miti religiosi sono concordanti; l’età dell’uomo va oltre la cronologia tradizionale; le prime civiltà non sono quantificabili; la storia del mondo si svolge in cicli segnati da immani catastrofi, l’ultima delle quali è stata il Diluvio; evoluzione e degenerazione caratterizzano questi cicli; lo sviluppo scientifico e mentale di alcune antiche nazioni può essere stato più elevato di quello attuale.

Non ci vuole nulla, partendo da queste premesse, per sentire il bisogno di cercare i continenti perduti di Atlantide, Mu e Lemuria e per attribuire a civiltà scomparse le piramidi, le mura ciclopiche di Baalbek e di Tiahuanaco e i chiodi d’acciaio trovati in sedimenti di roccia preistorica. Molti di quelli che oggi si chiamano OOPArt (Out Of Place Artifacts, oggetti fuori posto) erano già noti a metà Ottocento, ma numerosi altri se ne sono aggiunti. Arthur C. Clarke, lo scrittore di fantascienza, ripeteva che non bisogna domandarsi dove sono gli extraterrestri, ma dove sono gli oggetti fabbricati da loro. Nella sua fantasia, mai troppo disgiunta dal possibile, uno di questi oggetti lo aveva collocato sulla Luna, dove gli astronauti di 2001 Odissea nello spaziodi Stanley Kubrick lo trovano. Perché così lontano? Perché gli esseri umani, prima di confrontarsi con quel nero monolito, avrebbero dovuto progredire nelle loro nozioni scientifiche, fino a viaggiare nello spazio. Anche Jack London, in uno dei suoi ultimi racconti, The Red One (Il Dio Rosso), aveva immaginato che dall’isola di Guadalcanal arrivasse un suono misterioso, che si rivelerà essere un messaggio per l’umanità lasciato da una civiltà extraterrestre.

Leggendo il libro di Ciardi si finisce con il restare stupiti dall’infinito elenco di persone, celebri e rispettate, che non hanno escluso che la storia dell’uomo non sia andata come pensiamo. Che nel passato ne sapessero più di noi erano convinti anche Isaac Newton, che dedicò parte della sua vita alla ricerca alchemica, e l’economista Keynes, che nel 1936 acquistò i manoscritti del grande scienziato sulla trasformazione dei metalli. Il filosofo Leibnitz credeva che miti come le guerre di Titani e Giganti contro gli Dei fossero la memoria di eventi realmente accaduti. Ma i poeti, aggiungeva forse pensando anche a Omero, hanno poi imbrogliato ogni cosa, rendendo impossibile distinguere il vero dal falso. Responsabili di molti imbrogli sono stati anche i missionari cattolici, che hanno liquidato l’induismo e altre culture come semplici superstizioni, ritardandone colpevolmente la comprensione. Ciardi non dimentica di citare chi ha cercato di riportare un po’ d’ordine in questo campo, e ricorda giustamente il prezioso I grandi iniziati, il libro del 1889 nel quale Edouard Schuré lega ogni religione ad un unico filo.

Sui misteri degli antichi astronauti hanno indagato anche numerosi italiani. Guglielmo Marconi era ossessionato da onde radio di origine sconosciuta provenienti dallo spazio; L. R. Johamis (Luigi Rapuzzi) spiegava neiRomanzi di Urania come la razza umana fosse il risultato di una fusione tra una stirpe aliena, i Nohr, e i neardenthaliani; Peter Kolosimo (Pier Domenico Colosimo) divulgava con un facile linguaggio negli Anni 70 le prime strane teorie sull’evoluzione umana, ogni volta prudentemente chiuse da un punto interrogativo. Siamo sulla Terra da più di un milione di anni e i nostri ricordi non vanno più indietro di 5000: che cosa sappiamo realmente? Molto poco.

Gli appassionati del genere troveranno gradevole la lettura del capitolo dedicato a come i fumetti abbiano contribuito nel secolo scorso a diffondere l’idea delle civiltà perdute e dei contatti con civiltà aliene. Non solo i più scontati Flash Gordon e Buck Rogers, ma anche le raffinatissime strisce di Jeff Hawke di Sydney Jordan, persino il Tintin di Hergé che si imbatte negli extraterrestri in Volo 714 destinazione Sidney , e ovviamente anche gli indomiti Blake e Mortimer di Edgard P. Jacobs, autore di una suggestiva tavola nella quale l’ultimo disco volante parte da Atlantide proprio mentre l’estrema diga a protezione della città cede alle acque.

Marco Ciardi non prende posizione, non ci dice se anche lui «crede che». Forse gli alieni esistono e ci osservano da millenni come fa un etologo che non vuole disturbare gli animali che studia. Ma forse, a forza di ripetere le stesse cose, la gente semplicemente finisce per credere che siano vere: accade in politica, può benissimo essere accaduto anche con gli Ufo.

Fonte: La stampa

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